Politica e partiti politici in Italia

La politica in Italia è divenuta negli anni via via sempre più dispersiva. Sono infatti tantissimi i partiti politici che hanno preso vita dall’inizio della Repubblica e soprattutto a partire dalla cosiddetta “Seconda Repubblica”, ovvero quella caratterizzata dal nuovo assetto politico instauratosi tra il 1992 e il 1994, gli anni di Tangentopoli che decretò la scomparsa di Craxi e della Democrazia Cristiana dalla politica. La Seconda Repubblica fu anche caratterizzata della discesa in campo di Silvio Berlusconi, della nuova legge elettorale denominata “Mattarellum” di tipo maggioritario, della “Svolta di Fiuggi” operata dalla destra e dall’ascesa della Lega Nord guidata da Umberto Bossi.

L’era di Berlusconi e la caduta

Sebbene non sia assolutamente paragonabile al “ventennio” mussoliniano, il ventennio in cui Berlusconi è stato il protagonista della storia politica italiana ha lasciato un forte segno nella politica italiana, nelle dinamiche dei partiti, nella società, nell’informazione.

Non è solo opera di Berlusconi, sia chiaro, ma a partire dal 1994 e soprattutto dagli anni ‘2000 si è assistito ad un radicale cambiamento al modo di fare politica e di arrivare al cittadino. Questo perché negli anni si è anche assistito ad un cambiamento nello stesso cittadino, sempre più distante dalla politica, sempre più autoreferenziale.

L’esplosione dei talk show politici, ha portato gli “onorevoli” ad un livello più basso. Il risultato è che pur di ottenere consensi tramite gli ascolti, gli stessi non sono più percepiti come delle figure istituzionali bensì come dei comuni cittadini ma con più benefici. Questo non vale per tutti. Non vale per tutti i politici né per tutti i cittadini, ma fatto sta che il ruolo del politico è cambiato così come il tipo di opinione pubblica.

L’era di Berlusconi ha segnato la politica soprattutto in questo: alzando il livello di scontro tra centrodestra e centrosinistra, portandolo al livello delle tifoserie degli stadi. Il tutto, amplificato dai talk show.

Dalla discussione, si è passati alla rissa televisiva. A volte metaforicamente parlando, a volte no.

Renzi e le larghe intese

La difficoltà a raggiungere un grado di governabilità sufficiente non è un problema solo italiano. Tuttavia, il declino di Berlusconi e l’arrivo del Movimento 5 Stelle oltre che l’ascesa di Renzi, hanno cambiato nuovamente l’assetto politico italiano, portandolo a nuovi livelli di difficoltà per la governabilità da parte di una sola fazione.

Il grande successo ottenuto sin dalle prime elezioni amministrative da parte del Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio ha di fatto messo all’angolo i due grandi contendenti, ovvero il centrodestra e il centrosinistra, obbligandoli a coalizzarsi pur di non farsi surclassare dai nuovi arrivati.

Nel 2013 la vittoria di misura della coalizione del centrosinistra guidato da Bersani (Partito Democratico o PD), gli ha consentito di formare un governo al posto di Grillo. A lui sono succeduti Enrico Letta e successivamente Matteo Renzi, l’unico leader del centrosinistra in grado di competere in termini di popolarità il forte Movimento 5 Stelle.